Nell’aprile
2005, al Palazzo della Società per le Belle Arti
ed Esposizione Permanente, si triplica un prestigioso
quanto atteso appuntamento internazionale, che
coniuga il potere culturale ed economico di Milano
con la proposta artistica di massimo livello.
Alla prima iniziativa, The
MILANO International FINE ART & ANTIQUES SHOW
(MIFAS), nata nel 1999, e a The
MILANO International MODERN ARTS SHOW (MIMAS),
realizzata dal 2003, si aggiunge il prossimo anno
The
MILANO International DESIGN+ART SHOW (MIDAS),
dedicato al design storico.
Una terna di eventi in cui si inserisce, per sinergia
d’intenti, la Mostra del Libro Antico, promossa
dalla Fondazione Biblioteca di via Senato, anch’essa
annualmente allestita nelle sale della Permanente
e nei giorni immediatamente precedenti il MIFAS,
così da creare una ideale continuità.
LA
PRIMAVERA MILANESE DELL’ARTE è dunque, a tutti
gli effetti, un ampio progetto e osservatorio
espositivo che punta su Milano l’attenzione dei
mercati più importanti, destinato ad arricchirsi
di ulteriori significativi momenti, secondo le
premesse già implicite nelle intenzioni della
società organizzatrice Artmediainternational,
da anni attiva in ambito artistico, oltre che
con esposizioni e promozione di interventi di
restauro, anche con sponsorizzazioni e convegni.
All’esordio,
questa PRIMAVERA appariva come una scommessa nel
clima italiano in cui spesso si arriccia il naso
al solo associare la parola cultura a quella di
mercato, in una sorta di contaminazione fra sacro
e profano, quasi che l’arte stessa potesse sopravvivere
senza il mercato. Eppure da sempre sono state
le più illuminate committenze a regalarci le pagine
artistiche più alte; e come non dar merito a Durand-Ruel
per la Scuola di Barbizon e gli Impressionisti
o a Vittore Grubicy per il Divisionismo italiano.
Ecco perché, nella sua oggettiva sintesi, è parso
dover ricordare, in apertura, la frase di Picasso
riferita al suo mercante: «Che ne sarebbe stato
di noi se Kahnweiler non avesse avuto il senso
degli affari?».
La
scommessa di Artmediainternational, comunque,
si può dire vinta perché, già dal loro nascere,
sia The MIFAS che The MIMAS hanno assunto un proprio
ruolo di riferimento nella variegata e variegante
costellazione delle mostre-mercato, ponendosi
come fissa e ricorrente occasione di confronto
per gli stessi addetti e per un pubblico di collezionisti
e investitori, curatori di musei e studiosi, sempre
alla ricerca di un incontro con la qualità e l’eccellenza
delle “cose”.
Eccellenza
implica scelta, criteri selettivi e apertura a
operatori internazionali, puntualità nelle scadenze
espositive annuali, costante rispetto del livello
della proposta. Tutte caratteristiche su cui Artmediainternational
si è basata sin dall’inizio e a cui si deve la
credibilità acquisita presso espositori e fruitori.
La notorietà e l’autorevolezza che oggi le accompagnano,
sia in Italia che all’estero, testimoniano come
queste manifestazioni abbiano colmato un vuoto
sentito sulla scena italiana del mercato dell’arte
e siano sicure referenti anche per l’interlocutore
pubblico. Basti pensare che proprio al secondo
MIFAS il Comune di Milano ha acquistato per il
Museo del Castello Sforzesco la Madonna Taccioli,
la statua del Bambaia tanto ammirata dal Vasari,
che dominava dall’alto il gruppo marmoreo del
monumento Birago, fra gli esempi più conclamati
della scultura lombarda del Cinquecento. Per non
parlare del bassorilievo di Giovanni di Balduccio,
entrato a far parte delle collezioni del Metropolitan
Museum di New York.
Di fatto, a rendere MIFAS e MIMAS – e lo sarà
anche MIDAS – un incontro di sicuro e specifico
appeal è innanzitutto il rigore nella selezione
degli espositori e delle opere. Nell’ultima edizione
di MIFAS, 2004, ad esempio, i galleristi erano
cinquanta, in netta alternativa ai grandi numeri
delle fiere di vaste dimensioni in cui, inevitabilmente,
lo standard oscilla. Alle valutazioni iniziali
sono chiamate, secondo le esigenze peculiari,
Commissioni scientifiche totalmente terze, che
agiscono su severi principi di correttezza e imparzialità.
A dette Commissioni si uniscono i Comitati per
il vetting, anch’essi composti da esperti nelle
differenti discipline, che alla vigilia dell’inaugurazione
controllano ogni pezzo presentato. Che di dipinto
o scultura, antichi o moderni, maiolica, argento,
arredo o gioiello si tratti: sempre e comunque,
certa la provenienza, sicura l’attribuzione, incontestabile
la certificazione.
Non è poco per le attuali congiunture, in cui
la domanda d’arte, come bene rifugio, è in crescita
e dunque in controtendenza rispetto alla crisi
del mercato azionario e alla contrazione dei consumi
di cui molto si parla. Guido Candela e Antonello
Scorci, economisti statistici dell’Università
di Bologna, hanno pubblicato, per Zanichelli,
un manuale del collezionista investitore, Economia
delle Arti, in cui si dimostra come il mercato
dell’arte sia caratterizzato da regole proprie,
non omologabili ad altre in economia, e come nel
2003 abbia visto passare di mano, a livello mondiale,
dipinti, disegni, stampe, mobili, gioielli e argenti
per una cifra intorno ai trenta miliardi di euro.
E ancora, per l’investimento in arte, studi aggiornati
arrivano a fissare il tasso di rendimento annuo,
al netto dell’inflazione, sino al 10%, come i
francesi Chanel-Veret e i belgi Beulens-Ginsburg.
The
MIFAS 2 - 10 Aprile 2005 >>
The
MIMAS 16 - 19 Aprile 2005 >>
The
MIDAS 16 - 19 Aprile 2005 >>
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